Gli “Ovati” della Chiesa Collegiata di Vignanello

ALTARE DELLA MADONNA DEL ROSARIO TONDO S. ANTONIO COPIA PER STAMPAALTARE DEL CROCEFISSO TONDO SACRO CUORE COPIA PER STAMPA

IMMAGINI DELLE COPIE DEI DUE DIPINTI OGGI PRESENTI

Nella Collegiata di Vignanello, sui due grandi altari alloggiati nei “cappelloni”, sono (o meglio erano) presenti due dipinti ovali.

La genesi e la storia di questi due dipinti è piuttosto articolata ed interessante. La prima notizia circa la loro futura presenza è riportata in una lettera dell’Architetto Giovan Battista Gazzale al principe Francesco Maria Ruspoli del 14 gennaio 1723: […] Gregorio Ruggieri à terminato afatto il suo lavoro delli capelloni e’ capellette, stando adesso facendo li due festoncini attorno li due ovati dell’altari dove va’ in uno S: Giuseppe, e’ l’altro S: Nicola, avendo a’ tale effetto consegnato in mano della Sig:[no]ra Monaca li due tellaretti, che’ se’ li porterà seco in Roma nella sua venuta che’ farà quanto prima[…]”. Al momento, non è stato possibile raccogliere altre notizie circa la signora Monaca, che in una lettera del 23 dicembre 1723 del Ministro Carlo Segarelli al Principe viene indicata come Monaca Chiodi. Entrambe le lettere sono conservate nel faldone 62 delle Lettere dell’Archivio Ruspoli Marescotti, Archivio Segreto Vaticano.

I due ovali (od “ovati” come li definisce Gazzale) riappaiono nell’inventario della Collegiata stilato nel 1724 (Archivio Segreto Vaticano, Archivio Ruspoli Marescotti, faldone 603):

Inventario

di tutti li quadri esposti nella Chiesa, et altre pitture

[…]

Ovato nell’Altare del Crocifisso

Coll’Imag.[in]e di S. Gios:[epp]e fatto dalla S:ra Monaca Chiodi

Ovato nell’Altare del Rosario

Coll’Imag.[in]e di S. Nicolò di Bari fatto dalla S:ra Monaca Chiodi

Quindi, nel 1724 i due dipinti erano nella Collegiata, uno rappresentante S. Giuseppe e uno S. Nicola di Bari. Il motivo della scelta dei due Santi è al momento ignoto.

Nel 1725, in preparazione della visita di Papa Benedetto XIII, uno dei due “ovati” viene sostituito; all’interno di una lettera del 20 marzo 1725 (Archivio Segreto Vaticano, Archivio Ruspoli Marescotti, faldone 63 delle Lettere), c’è un foglietto con indicate varie cose che vengono mandate a Vignanello, fra cui Una testa di S. Filippo in ovato da porsi nell’altare della Madonna del Rosario n. 1”. Nell’elenco appare anche una immagine di S. Filippo in stampa da mettere nella Stanza dove dormirà il Pontefice. Tutto questo per l’estrema devozione che Benedetto XIII, fin dai tempi della sua presenza a Benevento, aveva mostrato per questo Santo.

Una traccia di questo nuovo dipinto, insieme con quello da porsi nella Chiesa del S. Angelo Custode rappresentante lo stesso Santo, è forse documentata nel mandato di pagamento al pittore Sigismondo Rosa del dicembre 1725 (Archivio Segreto Vaticano, Archivio Ruspoli Marescotti, Filza di Giustificazioni di Vignanello n. 22, doc. 128:

27 Pagati a Sigismondo Rosa Pittore per un quadro rappresentante S. Filippo Neri, et una testa in ovato di d.o Santo pp la chiesa del S: Ang. Custode. 53 s.

E’ vero che qui si dice che i due dipinti sono per la Chiesa del S. Angelo Custode, ma niente vieta di pensare che la persona incaricata dei pagamenti non avesse ben chiaro dove le due opere andassero collocate.

Allo stato attuale, i due dipinti “ovati” della Collegiata sono andati persi; sopravvivono due immagini, che sono state da me rielaborate, una rappresentante un Santo con un giglio in mano e una saio (S. Filippo è spesso rappresentato con un giglio in mano), e l’altra il Sacro Cuore di Gesù. Al momento, non possiamo dire di più, anche se si può avanzare la possibilità che il Santo sia quello dipinto da Sigismondo Rosa.

MAURIZIO GRATTAROLA APRILE 2018