Gli affreschi nella Chiesa della Madonna Santissima di Sudano

Alcune attività relative agli altari della Chiesa della Madonna Santissima di Sudano, oggi inserita nel Cimitero Comunale di Vignanello, sono riportate in varie lettere di Don Giovanni Grasselli, ministro della famiglia Marescotti, indirizzate da Vignanello al Conte Alessandro Marescotti Capizucchi, che in quegli anni, a seguito della morte del fratello Francesco Ruspoli, aveva avuto in gestione il feudo da parte dell’altro fratello, il Cardinale Galeazzo Marescotti. Queste lettere sono conservate nell’Archivio Segreto Vaticano, Archivio Ruspoli-Marescotti, faldone n. 263, “Lettere di Diversi 1689-1690”.

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La chiesa, a navata unica, presenta quattro altari, due a destra e due a sinistra, più l’altare maggiore.

PIANTA DELLA CHIESA DI SUDANO

Nel corso del 1689 sono registrati due periodi di attività distinti: uno agli inizi dell’anno, nella seconda metà di Gennaio, relativo ad un altare, e l’altro a Giugno dello stesso anno, relativo ad altri due altari. In entrambi i casi; le attività riguardanti gli affreschi sono svolte da pittori dell’equipe di Franco Corallo:

Lettera del 29 gennaio 1689

LETTERA DI GIOVANNI GRASSELLI A ALESSANDRO CAPIZUCCHI

Partì il Sig. Corallo con li sui giovani la dom:(eni)ca passata doppo finito l’opera alla Madonna di Sutano, quale fa una bellissima vista tanto la Cappella, quanto la nicchia. Doppo partiti loro quattro […] vi ho fatto fare il focho pp tema che li geli nol havessero da far qualche danno, e sino adesso nol ha fatto motivo alcuno[…] Mando anche a V.S. Ill:(ustrissi)ma la lista di tutte le spese fatte al Sig. Corallo e quattro sui giovani, e vittrino che menò il d:(ett)° Corallo da Fiorenza, e trattenuto in Vign.(nane)llo sino al suo ritorno in Roma[…]

Lettera del 7 giugno 1689

LETTERA DI GIOVANNI GRASSELLI A ALESSANDRO CAPIZUCCHI

Se ne ritornano li dui pittore del Sig: Corallo havendo di già finito di fare li dui Altari alla Madonna di Sutano, e finite tutte le scene che si dovevano fare conforme V.S. Ill.(ustrissi)ma lasciò ordine al Sig: Corallo, pp la spesa che si è fatta pp d.(ett)i altari ne mando qui acclusa la nota a V.S. Ill.(ustrissi)ma […]

Come si vede, non sono specificati né gli altari, né i nomi dei pittori intervenuti.

Mentre stavo ricercando il possibile autore del ciclo di affreschi conservati nel Castello Ruspoli di Vignanello, probabilmente eseguiti dall’ equipe di Franco Corallo nel 1704-1705, mi sono imbattuto in una cartellina conservata all’interno del faldone 165 dell’Archivio Ruspoli-Marescotti, intitolato “Diverse ricevute fatte da varie persone sopra diversi interessi dell’Eccellentissima Famiglia Ruspoli e suoi annessi” e relativo al periodo 1688-1711. La cartellina era semplicemente intitolata “Febraro 1689 da 2148: a 2149”. Al suo interno, tuttavia, erano raccolti vari fogli e foglietti con la lista di tutte le spese sostenute e richiamate nella prima lettera sopra riportata.

In particolare, oltre alla lista di quanto dato da mangiare a Franco Corallo e alla sua equipe, la nota più importante, con la firma dello stesso Corallo, è la seguente:

Lista di spese fatte pp serv.[itio] dell’ Ill:mo Co: Capizucchi pp dipingere la cappella della Madonna SS.ma di Sudano in Vignanello

Giornate a’ Monsu Jacomo n. 4 sc. 8

Giornate a’ Checchino n. 4 sc. 4

Giornate a Gio: Batta n. 4 sc. 3:20

Giornate d’Ascenzio n. 6 sc. 2:40

Colori, oro, et altro sc. 12

Per il viaggio sc. 6:80

Totale sc. 36:40

Io sotto scritto ho ricevuto li sopradetti scudi trantasei e baiocchi 40 dall’Ill:mo Sig. Conte Alessandro Capizucchi quali mi chiamo contento e sodisfato de il sudetto conto

Questo dì 8 febraro 1689

Franco Corallo

Un’ altra nota, stavolta del Mastro muratore Pietro Bossi, lo stesso che due anni dopo contribuirà in maniera determinante alla costruzione del Portone del Molesino, opera di Mattia de’ Rossi, ci consente di chiarire quale altare venne dipinto:

Adì 23 febraro 1689

Io soto scrito o ricevuto scudi cinque monete dal Ill.mo Sig.re Conte Alessandro Capizucchi quali sono per resto saldo e finale pagamento delli lavori fatti al Altare Magiore della Madona di Sotano in ocasione che se depinse et in fede questo dì ano sudeto Mastro Pietro Bossi mano ppa muratore

ALTARE MAGGIORE R

L’Altare Maggiore ha subito vari rimaneggiamenti: nella parte inferiore sono affrescati vari Santi Santa Giacinta Marescotti, San Francesco, San Biagio, San Giuseppe, San Vittore e la Beata Gemma; furono eseguiti [notizia fornita da Tommaso Marini] fra il 1934 ed il 1936 dal pittore Argo Castagna, originario di Pergine (Valsugana), morto nel 1986.

Rimane la parte alta a cupola, di mano diversa, che potrebbe essere parte dell’affresco originale.

Se così fosse, chi ne è l’autore?

La nota dice esplicitamente “Monsù Jacomo”, certamente l’artista principale, pagato il doppio rispetto ai “ragazzi di bottega”. In quegli anni, a Roma era attivo un artista così soprannominato: l’austriaco Philipp Jakob Woerndle, (1652-1722). Questo pittore si forma nella bottega degli Schor, altri pittori mitteleuropei, fra il 1676 e il 1678, e successivamente è attivo nella equipe di Francesco Corallo (che passerà poi a Domenico Paradisi), di cui diventa cognato avendo sposato nel 1681 Teresa Ponzani o Bonzani, sorella di Anna, seconda moglie di Corallo, e uno dei suoi maggiori collaboratori. Questa ipotesi è stata cortesemente confermata anche dalla Dottoressa Maria Celeste Cola.

Fra le molte opere realizzate insieme al cognato, e alla sua partecipazione alla decorazione del Palazzo Ruspoli al Corso nel 1715, a lui è anche attribuito il ciclo pittorico nel chiostro del Convento della Trinità de’ Monti a Roma.

Rimane ora da stabilire quali altri due altari vennero affrescati nel giugno del 1689. Un possibile indizio ci viene dalle “Notizie della Chiesa vecchia parrocchiale, e della nuova Collegiata, delle visite dei Vescovi, e dei LL. pii raccolte da D. Francesco Lagrimanti”, Archivio Parrocchiale Di Vignanello, busta 101 ex 196 [ora nell’ Archivio Diocesano di Civita Castellana a Nepi]. Nelle visite pastorali successive al 1689, vengono ripetutamente citati i seguenti altari :

  1. l’altare maggiore

  2. l’altare della Madonna di Loreto, eretto recentemente (citato specificatamente) dal Conte Alessandro Capizucchi (nelle note di Tommaso Marini viene indicato come altare della Vergine con i Santi Luigi e Antonio)ALTARE DELLA MADONNA DI LORETO R

  3. l’altare del Crocifisso, eretto dalla Contessa Prudenza Capizucchi, moglie di AlessandroALTARE DEL CROCIFISSO R

  4. l’altare di S. Domenico e Francesco, di jus-patronato del Principe (nelle note di Tommaso Marini viene indicato come altare dell’Incoronazione della Vergine con S. Domenico e S. Francesco

  5. l’altare di S. Giovanni e Pietro, di jus-patronato di Giulio Musacchi (nelle note l’altare di Gesù Benedicente con S. Giovanni e S. Pietro)

Gli ultimi due altari vengono citati solo dopo il 1701, ed in particolare per la prima volta nella visita del 1706.

Sembra quindi molto probabile che all’equipe di Franco Corallo vadano attribuiti almeno i primi due altari. Per averne la conferma e conoscere sperabilmente il nome degli esecutori, occorre ricercare l’altra ricevuta citata nella lettera del Giugno 1689.

Come più volte detto, l’Archivio Ruspoli-Marescotti è vastissimo, e molte ricevute o conti sono conservati in faldoni diversi dalle filze di giustificazione, così come molte informazioni sono contenute nelle numerosissime lettere scambiate fra i vari Ministri di Vignanello e i membri delle famiglie Ruspoli-Marescotti. Ci vuole pazienza e fortuna.

Ma al di là di questa ulteriore conferma, è fuori di discussione che ci troviamo di fronte all’opera di un gruppo di artisti fra i più noti e richiesti nella Roma della seconda metà del Seicento e gli inizi del Settecento. L’equipe di Franco Corallo ha lavorato estensivamente per i Chigi in varie proprietà (a Roma, Ariccia, Formello, S. Quirico d’Orcia), per i Colonna a SS. Apostoli, al servizio del cardinale Benedetto Pamphilj nel cantiere di piazza Navona, e ovviamente per i Ruspoli. Non era invece documentata fino ad ora la sua attività per Alessandro Capizucchi.

© Maurizio Grattarola

Marzo 2018